Cosa vedere a Catania

Ai piedi dell'Etna, dominata dal vulcano, ecco Catania, affacciata sul mar Ionio, seconda città della Sicilia, caratterizzata dai monumenti in stile barocco e costruita interamente in pietra lavica. Il suo colore nero caratterizza tutte le costruzioni ed accentua il legame tra città e il vulcano, che l'ha creata e che la domina dall'alto.
Proprio per la sua vicinanza all'Etna infatti, la terra delle sue campagne è molto fertile, e questo la rese un territorio di conquista molto ambìto. Il suo nome, secondo lo storico Plutarco, deriva da "Katane" che vuol dire "grattugia" ed è probabilmente dovuto alle asperità del territorio su cui sorge.
Nell'VIII secolo a.C. era già una colonia greca: fu assoggettata prima dai Siracusani e poi dai Romani. Il suo splendore continuò anche sotto i Bizantini, gli Arabi ed i Normanni; infine Federico II vi costruì il Castello Ursino.
Catania, data la sua ubicazione, fu distrutta per sette volte da eruzioni vulcaniche e terremoti; l'ultima ricostruzione risale al '700: l'assetto urbanistico venne modificato e fu costituito dalle vie rettilinee intervallate da piazze che la caratterizzano ancora oggi. Questo è il motivo per cui ben poco rimane della città greca e di quella romana.

Basilica Cattedrale Sant'Agata

La magnifica cattedrale di Catania
Il Duomo di Sant'Agata fu costruito sopra le terme romane di Achille, proprio nel luogo del martirio di Sant’Agata nel 251. I Normanni iniziarono la costruzione della prima cattedrale nel 1090, che venne restaurata dopo i terremoti del 1140 e del 1169. Ma non resistette al grande terremoto del 1693 e dovette essere ricostruita completamente. Responsabili per la ricostruzione in stile barocco siciliano furono gli architetti Girolamo Palazzotto e Giovanni Battista Vaccarini, che progettò la facciata del duomo.
L'architettura del Duomo di Sant'Agata
Il Duomo di Sant'Agata è costituito da un edificio longitudinale a tre navate con transetto e tre absidi normanni di pietra lavica. Le absidi furono spogliate dei gioielli barocchi nel XX secolo, il che permette di dare un'occhiata alla costruzione originale della cattedrale normanna. Mentre Girolamo Palazzoto fu responsabile della costruzione della cattedrale, G.B. Vaccarini completò la facciata in stile barocco siciliano nel 1736, usando sei pilastri antichi, che già ornavano il distrutto duomo normanno.
All'interno del duomo
L'interno del duomo presenta un aspetto simile al pantheon e colpisce per le sue proporzioni e dimensioni. Presso il secondo pilastro a destra troverete la semplice tomba del famoso compositore e cittadino catanese Vincenzo Bellini. Particolare attenzione merita la Cappella della Madonna nel transetto di destra che custodisce numerose tombe dei re aragonesi e due sarcofagi – uno dei quali ospita Costanza d'Aragona, moglie di Federico III.
Nell’adiacente Cappella di Sant'Agata situata nell’abside destro del duomo, si venera la santa patrona della città. La vita di S. Agata è anche il soggetto delle sculture negli stalli del coro nel presbiterio. Qui si trovano ulteriori tombe dei re aragonesi della Sicilia. Degno di nota nella sacrestia è la rappresentazione contemporanea dell’eruzione dell'Etna nel 1669. Sull’affresco, dipinto da un testimone oculare del disastro, potete riconoscere molto bene l'Etna, la città e la colata lavica che sta per raggiungere il Castello Ursino.
Address: Piazza del Duomo, Catania

Piazza del Duomo

Concentrato di capolavori barocchi che ne costituiscono la scenografia Piazza del Duomo rappresenta oggi il cuore della città. Fu ricostruita nel 1700 in seguito ad una eruzione e sorge al posto della piazza principale medievale, che era la sede dei poteri civili ed ecclesiastici. Oggi è il punto più centrale in cui convergono tutte le vie principali.
Al centro della piazza, la fontana dell'elefantino, creata nel 1700 riutilizzando resti antichi: la statua romana di un elefantino in pietra lavica che i catanesi chiamano "Liotru" (derivante da una storpiatura del nome di Eliodoro, mago bizantino che aveva cavalcato l'elefante) che sorregge un obelisco egiziano decorato con geroglifici.
Sul lato Est della piazza sorge la cattedrale di epoca normanna, dedicata alla protettrice, Sant'Agata, e costruita sui resti di terme romane. L'aspetto attuale è frutto di un rifacimento settecentesco, anche se le colonne al livello inferiore appartengono ad un edificio più antico.
All'interno, nella cappella dedicata alla patrona, è conservato il "Tesoro di Sant'Agata", che raccoglie preziosissime opere di oreficeria ed è visibile solo quattro giorni all'anno durante i festeggiamenti in onore della santa. Il Seminario dei Chierici, al lato della cattedrale, riconoscibile per le decorazioni bianche sul fondo nero e la pianta allungata, ed il Municipio, completano la scenografia.

Castello Ursino

Il Castello Ursino fu fatto costruire nella prima metà del '200 da Federico II che fuse la struttura possente con le geometrie tipicamente orientali e le valenze simboliche immancabili nei castelli federiciani.
La sua posizione originaria era su un promontorio circondato dal mare, per motivi di carattere difensivo; prende il suo nome proprio dalla sua posizione infatti: Castrum Sinus, che in latino vuol dire "Castello del golfo".
Aveva una pianta quadrata con quattro torrioni agli angoli ed era circondato da un fossato. Fu allontanato dal mare a causa dell'eruzione dell'Etna del '600: una colata di lava arrivata fino al castello ne seppellì una parte, colmò il fossato e allontanò la linea di costa. L'edificio fu anche teatro di alcuni importanti episodi fra cui l'elezione di Federico III a re di Sicilia. Più tardi divenne la residenza dei reali aragonesi.
L'inesorabile decadenza si ebbe dopo il XVI secolo, quando il castello perse il ruolo difensivo, ormai inutile per via dell'invenzione della polvere da sparo, e divenne una prigione.
Indirizzo: Piazza Federico di Svevia, Catania

Museo civico

Nel Museo Civico di Catania, ospitato nei locali del federiciano Castello Ursino, sono conservate alcune importanti collezioni private formate nel corso del XVIII sec.; le più cospicue sono quella del principe di Biscari e quella dei padri benedettini. La prima fu studiata da G. Libertini, della seconda non esiste un catalogo completo. Le raccolte sono costituite da numerose classi di materiale (sculture, ceramiche, bronzi, lucerne, frammenti architettonici e musivi) di diversa provenienza. Il Centro di Studio sull'Archeologia Greca ha promosso, in questi ultimi anni, la ripresa dello studio di alcune classi; tra queste la coroplastica, con particolare riferimento agli esemplari di età arcaica e classica, è stata pubblicata nella serie Studi e Materiali di Archeologia Greca (Pautasso 8).
La collezione dei Padri Benedettini si formò nel corso della prima metà del '700 ad opera di due illustri religiosi, l'Amico e lo Scammacca, che curarono la formazione del Museo e della grande biblioteca, ospitati nel nuovo grandioso monastero costruito ex novo dopo la distruzione del terremoto del 1693 che rase al suolo la città. La collezione, accresciuta da acquisti e da scambi spesso effettuati con lo stesso principe di Biscari, era articolata in cinque grandi sale, adiacenti alla chiesa di San Nicolò, e comprendeva "i più bei pezzi di archeologia storia naturale scultura e pietra" (Bertucci F. P., Guida del Monastero dei P.P. Benedettini di Catania, Catania 1846). Tra i materiali archeologici, di particolare rilievo sono la peplophoros fittile dal territorio di Paternò, ceramiche figurate, terrecotte, lucerne, iscrizioni, frustuli di mosaici, monete.
La collezione passò poi al Comune di Catania, con lo scioglimento delle corporazioni religiose ed entrò a far parte del Museo Civico.

Indirizzo: Piazza Federico di Svevia, Catania

Monastero dei Benedettini

San Nicolò l'Arena è un monastero avente sede nel centro storico di Catania e per la sua grandezza è ritenuto secondo, in Europa, solo a quello portoghese di Mafra. La costruzione fu iniziata nel 1558 grazie al duca di Medinaceli. I 52 monaci provenienti gran parte dalla nobiltà, gli conferirono un ruolo di rilievo e prestigio culturale e ove vi abitarono sino al 1866. Tre anni dopo, il monastero fu assegnato al Comune e ospitò una caserma militare e vari istituti, ed ebbe così inizio un lungo periodo di devastazione e di abbandono.
Storia dei Benedettini
I Benedettini a Catania fecero storia non solo per il loro potere, ma anche perchè vivevano nel più assoluto benessere. Nel '700 la popolazione provata dalla carestia del periodo, avvertiva risentimento verso i monaci, poiché assisteva all'abbondanza della loro agiatezza. Pertanto molta gente della Catania povera, attendeva la fine dei pranzi davanti al monastero per potersi sfamare con gli avanzi. Nel 1669, la lava dell’etna raggiunse il monastero, facendo crollare la chiesa.
Tuttavia i monaci si impegnarono a ripararne i danni riprendendo presto l'ambizioso progetto di una grande chiesa, affidando l’incarico ad un famoso architetto romano, Giambattista Contini, ma il terremoto del 1693 interruppe i lavori delle prime strutture della chiesa, distruggendo quasi del tutto il monastero e uccidendo trentadue monaci. Nel 1977 l’intero complesso monastico, fu quindi ceduto all'Università degli Studi di Catania che iniziò l’opera di restauro e vi fondò la facoltà di lettere.
Nel 2010 la Facoltà, ha stipulato una convenzione della durata di 10 anni con l'Associazione Officine Culturali, per consentire l’accesso ai servizi annessi e complementari mirati alla valorizzazione culturale del Monastero dei Benedettini.
Il monastero è oggi sede di conferenze e congressi a livello internazionale e dove si svolgono anche mostre e manifestazioni culturali. Le celle dei monaci sono state adibite ad aule per gli studenti, mentre l’antico refettorio è diventato l’aula magna. All’interno della chiesa sono presenti l'altare maggiore, di Vincenzo Belli, e la grande meridiana di Waltershausen e Peters datata 1841, lunga 39 metri. Il monastero benedettino di San Nicolò l'Arena appartiene alla lista del Patrimonio mondiale dell'umanità.
Indirizzo: Piazza Dante 32, Catania
Sito ufficiale:http://www.monasterodeibenedettini.it/benedictine-monastery-catania.htm

San Nicoló l'Arena

San Nicolò l’Arena si trova nel centro storico di Catania ed è un complesso monastico molto importante, costituito da un monastero benedettino e da una maestosa Chiesa. Il nome di San Nicolò l’Arena deriva dal luogo di fondazione, infatti il complesso fu edificato in una zona di rena vulcanica, la caratteristica terra sabbiosa che ricopriva la zona. La Chiesa fu inizialmente fondata come Ospizio dei PP. Benedettini Cassinesi nel 1156, nel corso dei secoli si espanse fino a divenire Priorato nel 1359 e Abbazia nel 1380. In seguito a diverse scorrerie e terremoti fu abbandonata ed è oggi sede dell’Ente Parco dell’Etna. Dopo l’abbandono, i Padri Benedettini rifondarono, nel XVI secolo, con lo stesso nome, il nuovo Monastero di Catania. Il Monastero è uno dei più grandi d’Europa, secondo solo a quello di Mafra in Portogallo e vanta delle dimensioni imponenti e maestose.
Il Monastero venne iniziato nel 1558 e venne inaugurato nel 1578 dal vicerè di Sicilia Giovanni Della Cedra. In seguito alla devastante eruzione dell’Etna del 1669, una parte del Monastero andò distrutta: i benedettini diedero così il via ad un’importante opera di ristutturazione e alla costruzione della monumentale Chiesa di San Nicolò, iniziata nel 1687, seguendo il progetto dell’architetto romano Giovan Battista Contini. Un altro terremoto colpì la Sicilia e la città di Catania nel 1693, anno in cui le strutture della Chiesa furono risparmiate, ma i lavori vennero interrotti per circa vent’anni. La ricostruzione della Chiesa fu ripresa da Francesco Battaglia e da Giovanni Battista Vaccarini e fu proseguita da Stefano Ittar, che costruì l’imponente cupola. La realizzazione del progetto rimase comunque incompiuta, tanto che si possono ancora vedere due coppie di colonne tronche. L’interno della Chiesa si presenta diviso in tre navate e attira l’attenzione di chi vi entra per le dimensioni imponenti e per la luce diffusa che penetra dagli alti finestroni.
All’interno della Chiesa è custodito il più grande organo della Sicilia, realizzato dal monaco benedettino Donato Del Piano e una meridiana lunga 39 metri, lungo la quale sono raffigurati i simboli dello zodiaco.
Indirizzo: Piazza Dante 32, Catania

Badia Sant'Agata

Chiesa delle monache di G.B. Vaccarini
In tipico stile barocco siciliano, la Chiesa della Badia di Sant’Agata sorge lungo il lato nord del duomo. È considerata il capolavoro dell'architetto Giovanni Battista Vaccarini e fu costruita sulle rovine della precedente chiesa dopo il terremoto del 1693. La chiesa si distingue per la sua splendida facciata e l'imponente cupola ottagonale, che sovrasta l'edificio. All'interno quattro bracci trasversali sono raggruppati intorno alla grande area sotto la cupola. Adiacente alla Chiesa della Badia di Sant'Agata troverete il convento delle monache, che, insieme con la chiesa, forma un grande complesso.
Indirizzo: Piazza del Duomo, Catania

Palazzo Biscari

Venne realizzato per volere della famiglia Paternò Castello principi di Biscari a partire dalla fine del Seicento e per gran parte del secolo successivo, in seguito al catastrofico terremoto dell'11 gennaio 1693. Il nuovo palazzo venne edificato sulle mura di Catania, costruite per volere dell'imperatore Carlo V nel Cinquecento e che avevano in parte resistito alla furia del terremoto: i Biscari furono una delle poche famiglie aristocratiche della città che ottenne il permesso regio di costruire su di esse.
La parte più antica del palazzo fu costruita per volere di Ignazio, terzo principe di Biscari, che affidò il progetto all'architetto Alonzo Di Benedetto, ma fu il figlio di Ignazio, Vincenzo, succeduto al padre nel 1699, a commissionare la decorazione dei sette splendidi finestroni affacciati sulla marina, opera dello scultore messinese Antonino Amato. Successivamente il palazzo fu modificato per volere di Ignazio Paternò Castello, quinto principe di Biscari, il quale lo fece ampliare verso est su progetto di Girolamo Palazzotto e, successivamente, di Francesco Battaglia. L'edificio venne infine ultimato nel 1763 ed inaugurato con grandiosi festeggiamenti.
Al palazzo si accede attraverso un grande portale su via Museo Biscari, che immette nel cortile centrale, adorno di una grande scala a tenaglia. All'interno, si trova il "salone delle feste", di stile rococò dalla complessa decorazione fatta di specchi stucchi e affreschi dipinti da Matteo Desiderato e Sebastiano Lo Monaco. Il cupolino centrale era usato come alloggiamento dell'orchestra, ed è coperto da un affresco raffigurante la gloria della famiglia Paternò Castello di Biscari. Si accede alla cupola attraverso una scala decorata a stucco (che il principe Ignazio chiamò "a fiocco di nuvola") all'interno della grande galleria affacciata sulla marina.
Tra le altre sale vanno ricordate quella "dei Feudi", con alle pareti grandi tele rappresentanti i numerosi feudi dei Biscari; gli "appartamenti della principessa", costruiti da Ignazio V per la moglie, Anna Morso e Bonanno dei principi del PoggioReale, con boiseries di legni intarsiati e pavimenti di marmo di epoca romana; la "galleria degli Uccelli" e la "stanza di don Chisciotte". Infine particolare importanza riveste il Museo, dove un tempo era raccolta la grande collezione archeologica (oggi in parte al Museo civico del castello Ursino) di Ignazio V, grande studioso, archeologo e amante delle arti in genere.
Indirizzo: Via Museo Biscari 10-16, Catania
Sito ufficiale: http://www.palazzobiscari.com

Teatro Romano

Quello che è il più antico teatro di Catania si trova racchiuso e seminascosto da edifici ottocenteschi nel cuore del centro storico cittadino e si mostra agli occhi del visitatore quasi inaspettatamente, non appena viene varcato l’ingresso del palazzo situato al n. 266 di via Vittorio Emanuele. Il suo aspetto attuale risale all’età romana (II sec d.C), ma il monumento era stato eretto su un preesistente teatro di epoca greca di cui oggi non restano più tracce, che sorgeva sul fianco meridionale dalla collina Montevergine, l’antica acropoli della città: fu all’interno di questo teatro greco che il condottiero ateniese Alcibiade indisse una grande assemblea cittadina per esortare gli abitanti di Catania ad allearsi con lui contro Sparta e contro Siracusa, durante la guerra del Peloponneso.
Dopo la fine dell’impero romano l’edificio decadde, i marmi che lo decoravano vennero utilizzati per la costruzione della cattedrale di Sant’Agata e poco per volta fu ricoperto da altri fabbricati.
Bisognerà attendere il XVIII secolo e gli scavi archeologici voluti e diretti dal principe Ignazio Paternò di Biscari, perchè questi fabbricati costruiti all’interno del teatro fossero abbattuti, consentendo al monumento di riacquistare almeno parzialmente la sua forma originale.
Del teatro romano, di circa 80 metri di diametro e con una capienza di circa 7.000 spettatori, oggi si conservano la cavea (ossia la gradinata), l’orchestra e alcune parti della scena: non è difficile immaginarlo come doveva essere in tutta la sua eleganza, ornato da statue, nicchie e colonne, e impreziosito dall’alternanza cromatica del bianco e del nero nei sedili in marmo e nelle scale in pietra lavica che salivano lungo la gradinata separandola in settori.
Lo spazio antistante la scena è attualmente sommerso dalle acque dell’Amenano, il fiume coperto dall’eruzione del 1669 e che da allora scorre sotterraneo, le cui acque in età romana erano convogliate nel teatro per consentire spettacoli con giochi d’acqua e per muovere gli ingranaggi meccanici delle scenografie.
Sul lato ovest dell’edificio si trova l’Odeon, un teatro più piccolo, pure di epoca romana.
L’Odeon, capace di contenere fino a 1500 spettatori, era dedicato a spettacoli musicali, alla danza, al canto e forse veniva usato anche per le prove degli spettacoli che si tenevano nel vicino teatro. All’esterno si caratterizza per una successione continua di aperture ad arco con un raro elemento architettonico: un architrave retto in blocchi squadrati in pietra lavica posti più in basso dell’imposta dell’arco, privo di una funzione portante e quindi elemento decorativo di straordinaria originalità.
Indirizzo: Via Vittorio Emanuele 266, Catania

Orari di apertura:
Dalle ore 9:00 alle 18:00 orario continuato
Tutti i giorni compresi i festivi
Ingresso free sino a anni 18.
Biglietto euro 6 – per residenti euro 1
Riduzioni per studenti e over 60

Porta Garibaldi

Anticamente, le porte d’accesso ad una città rivestivano una notevole importanza dal punto di vista della difesa, erano infatti l’ultima barriera contro un possibile assedio, e la loro resistenza agli attacchi significava guadagnare tempo prezioso per organizzare al meglio la difesa.
Le mura che cingevano la città di Catania iniziarono ad essere costruite nel 1541, per iniziativa del vicerè Giovanni Vega; nel 1621 se ne contavano sette, ma più tardi sarebbero diventate dieci. Le prime sette porte vennero costruite soltanto a scopo difensivo, mentre quelle che si aggiunsero in seguito avevano soltanto una funzione di ornamento; proprio tra queste ultime figurava la Porta Ferdinanda o Ferdinandea. Conosciuta in seguito anche con i nomi di “Fortino” o “Porta Garibaldi”, venne costruita nel 1768 come arco di trionfo per celebrare il matrimonio tra Ferdinando I delle Due Sicilie e Maria Carolina d’Asburgo-Lorena.
Si trova esattamente al centro di Piazza Palestro, ovvero alla fine di Via Garibaldi, ed è un importante esempio del barocco catanese. Venne quasi subito ribattezzata come “Porta del Fortino”, poichè in quella zona esisteva già un’antica costruzione militare, fatta costruire dal Duca di Ligne dopo l’eruzione del 1669, della quale rimane soltanto un arco in fondo a Via Sacchero, che sarebbe il vero Fortino.
porta ferdinandeaOsservando la parte alta del monumeto si noterà un vistoso orologio; anticamente, al suo posto, si trovava un altrettanto grande medaglione con incisi i ritratti dei due sovrani; quando scoppiò la rivolta contro i Borboni parte della dedica (Optimo principi – S.P.Q.C. – aedilium cura – fausto conyugii anno MDCCLXVIII), scolpita sotto il medaglione venne cancellata. Con la fine della dominazione borbonica, nel 1862, la porta cambiò nome e divenne ufficialmente Porta Garibaldi, in onore del condottiero che aveva liberato l’isola, e che proprio attraverso questa porta, nell’estate del 1862, entrò nella città al grido di “O Roma o morte”. Ponendosi di fronte all’arco, e guardando in basso, verso la via Garibaldi, si scorge in lontananza la cattedrale di Sant’Agata; la porta, infatti, nel progetto originale, doveva rappresentare un abbraccio simbolico con l’ingresso del Duomo.
Indirizzo: Via Garibaldi, Catania

Day Trip from Catania
Mount Etna

Il vulcano più alto e rispettato d'Europa
L'Etna è il vulcano più grande ed allo stesso tempo il più alto in Europa. Con un diametro di circa 40 chilometri, il vulcano si estende su una superficie di quasi 1.400 chilometri quadrati. Da tempi antichissimi molti miti e leggende avvolgono la fertile montagna di fuoco e nonostante le numerose eruzioni ed i potenti terremoti la gente nutre un profondo rispetto ed affetto per “ ‘a muntagna” come viene chiamata in dialetto siculo. La zona intorno al vulcano risulta infatti popolata fin dai primi insediamenti in Sicilia. Ancora oggi molti paesini si trovano pericolosamente vicini ai crateri principali e numerosi turisti sono attratti sulla vetta del monte di fuoco.
L’Etna nacque 700.000 anni fa sopra la linea della faglia tettonica che corre dalla Calabria attraverso la costa orientale della Sicilia fino ai Monti Iblei. Si stima che dai suoi quattro crateri attivi principali ed dai numerosi crateri secondari sono scaturiti negli ultimi 400 anni più di un miliardo di metri cubi di lava e roccia. L’Etna preleva il magma dalla porzione superiore del mantello terrestre a circa 70-120 km di profondità e lo accumula in 2 grosse camere all'interno del gigante vulcano.

Colonizzazione, miti e catastrofi naturali
L’area intorno all’Etna è stata da sempre, ed è tutt’ora, una ricercata zona d’insediamento grazie al suo terreno fertile. Nonostante le continue eruzioni, la gente sfida rispettosamente il vulcano, colonizzando le sue pendici. La prima eruzione dell’Etna, registrata nel 1.500 a.C., cacciò via i Sicani dalla costa orientale della Sicilia. Secondo la mitologia greca, all’interno dell’Etna si trova la bottega del fabbro degli dei – Efesto, il dio del fuoco. Anche se il vulcano può sembrare mitico e favoloso, ha un enorme potere distruttivo. 150 devastanti eruzioni sono state registrate fin dai tempi antichi, che portarono morte e distruzione nelle città e negli insediamenti circostanti. L'ultima eruzione catastrofica avvenne nel 1669 e distrusse completamente Catania.
Nel recente passato sono da menzionare le eruzioni del 1989 e del 1992, quando Zafferana Etnea riuscì appena a scampare alla distruzione, e le eruzioni del 2002 e 2003.

L’Etna magnete turistico
Durante le numerose eruzioni, il vulcano Etna erutta fuoco, ceneri e fumo più volte l'anno, lasciando esterrefatti numerosi turisti alla scoperta della Sicilia. Ci sono tour giornalieri a piedi, in jeep o in funivia per visitare questa montagna di fuoco e migliaia di turisti ogni anno si godono l’arido paesaggio “lunare” e caratteristiche colonne di fumo. Sull’Etna troverete addirittura un piccolo comprensorio sciistico. Tuttavia, l'Etna è una minaccia non solo per gli esseri umani, ma anche per la natura stessa – 25 milioni di tonnellate di anidride carbonica vengono riversate nell'atmosfera ogni anno dal vulcano, rendendo l'Etna uno dei più grandi inquinatori della terra.

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